Mr. Frenzy accelera

Lo abbiamo ribattezzato Mr. Frenzy, Signor Frenesia, perchè dopo una breve pausa utlizzata per leccarsi le ferite provocate dalla sconfitta al referendum, il leader del PD torna alla carica per portare a termine il suo compito: affossare definitivamente il partito.

Avevamo previsto le sue dimissioni lunedì scorso (Chi perde paga), ma a quanto pare abbiamo sbagliato soltanto sui tempi. Alla recente Direzione PD, un Frenzy visibilmente ingrassato, ha dato il via alla sua battaglia finale, quella che insieme a Dario Franceschini, suo fedelissimo, ritiene ancora di poter vincere.

Attaccato da Emiliano e dagli altri leader della minoranza dem, Speranza e Rossi in prima linea, Frenzy si è visto costretto a promettere le dimissioni, l’unica mossa possibile per evitare uno stallo pericoloso che avrebbe potuto portarlo alla sfiducia di un’eventuale Assemblea Nazionale, un’altra onta da evitare come la peste. Domenica, quindi, dovremmo assistere alla prima fase della scissione che porterà il Partito Democratico a dividersi in due tronconi. A Matteo Orfini il compito di traghettarne i cocci fino al Congresso Nazionale, previsto per marzo, al termine del quale verrà eletto il nuovo segretario. In lizza saranno probabilmente lo stesso Frenzy, Emiliano, e qualcun altro.

Ovviamente non sappiamo chi sarà il nuovo segretario, ma possiamo comunque immaginare che, con qualsiasi risultato, assisteremo alla fine del PD per come lo conosciamo. Nel caso di una vittoria di Frenzy, su cui onestamente dubitiamo, ad andarsene sarà la minoranza dem che presumibilmente costituirà in fretta e furia una nuova formazione politica, molto più a sinistra del PD, con la quale competere alle prossime elezioni. In caso contrario sarà Frenzy a mollare, seguito dai suoi accoliti con i quali fonderà il nuovo partito, molto più a destra del PD, per presentarsi puntualmente alle politiche.

Non ci sono vie di mezzo. La frattura tra le due fazioni pare troppo marcata per poter essere ricomposta in qualche modo. Le elezioni, in autunno o nella primavera del 2018, sono troppo vicine per rischiare di arrivarci disorganizzati. In mezzo ci sono le primarie di partito e poi c’è una campagna elettorale da affrontare, difficile, molto difficile, durante la quale entrambi gli schieramenti tenteranno di riportare all’ovile gli elettori delusi e arrabbiati.

Una stagione particolarmente turbolenta quindi, che a nostro giudizio non vedrà alcun vincitore, ma soltanto parecchi vinti. A goderne sarà soprattutto il Movimento 5 Stelle, in leggero calo nei sondaggi, e forse il Centrodestra, rinvigorito da un fragile accordo tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, e che saggerà la sua compattezza politica nel corso delle prossime elezioni amministrative di Padova.

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