Condanna a vita

Confermata dalla Cassazione la sentenza per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, autrici materiali dell’omicidio della piccola Sarah Scazzi. Michele Misseri condannato a otto anni per occultamento e soppressione di cadavere. Ma la vicenda rimane tuttora un mistero.

Le due donne non parlano, non confessano, e si dichiarano innocenti. Misseri le accusa, ritratta, e poi si autodenuncia. Questo in due parole è ciò che è accaduto dopo l’omicidio della povera Sarah. La verità è che in quella casa è successa una disgrazia che nessuno di loro ha mai avuto la forza di raccontare, per paura o per vergogna.

Un affetto sconfinato e protettivo di una madre per la propria figlia, e la gelosia di quest’ultima per un amore non corrisposto, di cui ne ha fatto le spese una bambina appena quattordicenne che Sabrina ha ritenuto responsabile. Forse è stato proprio un sorriso malizioso o un gesto affettuoso della ragazzina nei confronti di Ivano, ad innescare la girandola di conseguenze che ne è scaturita. Le due donne l’hanno convocata con una scusa, e messa di fronte alle sue responsabilità. L’hanno redarguita, minacciata, e magari costretta in castigo nel sottoscala, legata ad una corda. Forse è andata così, o forse in un altro modo, resta il fatto che Sarah è morta, ma per una sfortunata quanto deprecabile motivazione che non sapremo mai.

Siamo nel sud, in Puglia, dove le passioni sono amplificate,  e dove uno sgarbo si paga caro, a volte anche troppo. Ma il danno è fatto, e la paura annebbia il cervello. Cerchi soltanto una via di fuga, perchè indietro non si può tornare. Coinvolgono il remissivo Misseri, succube di entrambi, che accetta a malincuore di occultare il cadavere in una cisterna. Nessuno ha fatto i conti con la coscienza di un povero contadino braccato dagli incubi notturni. Parla. Quanto basta per far ritrovare il cadavere, ma non va fino in fondo.

Adesso però non c’è più ragione di tacere. Raccontare la verità potrebbe alleggerire lo spirito e far ritrovare un minimo di serenità a tutti. Lo devono a Sarah ma anche a loro stesse. Facendolo prima, sarebbero state processate per omicidio colposo, e la condanna sarebbe stata indubbiamente meno pesante. Ma con che coraggio potevano rientrare nella piccola comunità di Avetrana? Adesso però non serve tacere, perchè non usciranno più.

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2 pensieri su “Condanna a vita”

  1. Dissento completamente con la tua versione, la verità vera e’ quella data da Misseri all’inizio poi e’ cominciato il balletto delle accuse e da li si sono infoiati tutti senza mai uscirne, poverette

    1. Ovviamente il nostro è un giudizio puramente soggettivo e rispettiamo il tuo punto di vista, ma allora ti chiediamo: perchè, visto il pentimento, Michele Misseri non ha confessato fin da subito il delitto? Quando ha inscenato il ritrovamento del cellulare doveva aver già pensato cosa raccontare agli inquirenti. Quindi perchè cambiare versione, accusare moglie e figlia e poi tornare ad autoincolparsi? Ci sembra quantomeno strano il suo atteggiamento. Non lo crediamo così calcolatore.

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