Sicilia, isola felice

Parliamoci chiaro, la Sicilia è una terra meravigliosa, ma non è dei suoi panorami mozzafiato o dell’impareggiabile bontà della sua cucina che vogliamo discutere. Pare infatti che da oggi questa incantevole isola possa essere tranquillamente annoverata tra i paradisi fiscali esentasse più ricercati al mondo, altro che Cayman.

Antonio Fiumefreddo, nuovo presidente di Riscossione Sicilia dalla metà di gennaio, carica che aveva già ricoperto tra il 2015 e il 2016, davanti alla commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi ha tratteggiato una situazione quantomeno grottesca nel riportare le cifre incassate dall’Ente negli ultimi 10 anni.

La società, di cui in passato era azionista anche MPS (ohibò!) ha il compito di esigere, come Equitalia, il pagamento delle imposte da parte dei contribuenti siculi. Peccato che all’appello manchino più o meno 52 miliardi di euro, che da soli potrebbero risolvere buona parte dei problemi che assillano ormai da tempo il nostro Paese.

Una cifra che ha dell’incredibile ma che, a quanto riferisce Fiumefreddo, nasconde ben altro. Tra i maggiori evasori risultano infatti Comuni (Catania in testa con 19 milioni) e deputati, a cui sembra addirittura che mai nessuno abbia richiesto di pagare alcunchè. Tra i privati spiccano aziende provenienti dai settori ortofrutta, carni, appalti e onoranze funebri. Una percentuale di riscossione che diminuisce in maniera sostanziale all’aumentare del reditto imponibile.

Ma la denuncia riguarda anche le numerose piattaforme petrolifere della zona, di cui non esiste nessun elenco. Quando gli esattori hanno chiesto di visionare la documentazione che certificasse il pagamento delle imposte, i proprietari hanno confessato di non averle, giustificandosi che mai nessuno si era fatto avanti per esigerli.

Uno scenario in cui si fa fatica a pensare che non abbia proliferato la corruzione e la mafia, oltre alla negligenza. Lo dimostra l’impossibilità di riuscire a nominare un responsabile di Riscossione Sicilia per Trapani da oltre 15 anni, o ancora il “suicidio” di Mario Capitani, un dirigente di 50 anni che Fiumefreddo aveva nominato responsabile di una task force creata per stanare i grandi evasori. Una morte sospetta, direttamente sul posto di lavoro, dopo che Fiumefreddo aveva ricevuto un SMS in cui Capitani gli comunicava di aver scoperto qualcosa di preoccupante.

Un enorme vaso di Pandora che nessuno avrà nè la forza nè il coraggio di scoperchiare, ragion per cui consigliamo a chi non vuole pagare le tasse di trasferirsi in Sicilia, l’isola felice.

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