Bella e maledetta

Gianfranco Fini iscritto nel registro degli indagati per riciclaggio. Sembra non avere mai fine la parabola discendente dell’ex Presidente della Camera dei Deputati, ma anche ex Ministro della Difesa, coinvolto nei magheggi della famiglia Tulliani. Ha il volto segnato di chi si sente tradito, usato, raggirato, uno sbiadito ricordo del politico carismatico e convincente che combatteva con l’astuzia di un leone.

Colpa dell’amore per la bella Avvocatessa Elisabetta Tulliani, vent’anni di meno, sulla quale Fini ha puntato tutto, e della sua impensabile ingenuità. Forse la incontra prima, ma la relazione diventa ufficiale dopo la separazione dalla moglie Daniela, con cui ha condiviso una figlia e una fortunata quanto impegnativa ascesa politica. Un uomo intelligente Gianfranco Fini, che ha saputo ammorbidire le posizioni intransigenti di un partito come l’MSI, trasformandolo in Alleanza Nazionale e facendolo poi confluire nel Popolo delle Libertà, del quale, lo pensano in molti, avrebbe potuto ambire a diventarne la guida, raccogliendo il testimone da Silvio Berlusconi.

Un’ascesa politica folgorante la sua, corroborata da risultati elettorali entusiasmanti, a riprova del fatto che una discreta fetta di popolo riponesse in lui una grande fiducia. Poi il crollo.

Non vale la pena soffermarsi sulla precedente relazione tra la Tulliani e Luciano Gaucci, anche lui piuttosto attempato, che prima del fallimento del Perugia Calcio pare le abbia intestato diverse proprietà.  Basta riportare una sola frase, pronunciata da Gaucci stesso, e che la dice lunga sulla questione: “Chi si prende Elisabetta, si prende il pacchetto completo”

Poteva e doveva essere un chiaro segnale d’allarme indirizzato all’innamorato Fini, che evidentemente non si era reso conto del tipo di famiglia con cui aveva a che fare.

Lo scossone arriva dalla vicenda legata all’appartamento di Montecarlo, donato da una contessa al partito di cui Fini era allora Segretario. L’immobile viene prima venduto ad una società off shore per una somma di 300 mila euro, poi girato ad una cifra analoga ad un’altra società fantasma, ed infine rivenduto qualche anno dopo a un acquirente svizzero, permettendo di realizzare una plusvalenza di oltre 1 milione di euro.

Per noi non è importante se sia stata ravvisata un’ipotesi di reato o meno, ci penserà la magistratura a stabilirlo, quanto di sapere che dietro quelle due società off shore c’erano Elisabetta Tulliani e il fratello Giancarlo, che pare abbiano pagato l’acquisto con denaro proveniente da Corallo, un imprenditore che opera nel settore delle slot machine.

A giudicare dal sequestro di 5 milioni di euro ordinato in questi giorni dalla Guardia di Finanza nei confronti della famiglia Tulliani, sembrerebbe inevitabile una certa responsabilità del “pacchetto completo”, ma non vogliamo saltare a conclusioni affrettate.

Resta il fatto che Gianfranco Fini è stato coinvolto, e sarà presto sentito dagli inquirenti. Lui nega, con forza, parlando di dramma familiare, e noi siamo anche tentati di credergli, ma come giustificare questa imperdonabile “leggerezza”?

Colpevole o meno, la carriera di uno dei più promettenti politici italiani è sfumata per colpa di una donna. Ma quale? La contessa o la Tulliani?

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