Silenzio di Stato

Ci pare quantomento sospetto che sia il governo italiano che i media in generale, tendano a tacere o sminuire l’importanza di certe notizie, come se tentassero di gettare acqua sul fuoco, o come se scegliessero con cura cosa dire e cosa no. E’ una tecnica che ultimamente viene applicata un po’ troppo spesso e che perciò alimenta non poche preoccupazioni. Cosa ci dobbiamo aspettare?

E’ tipico del personaggio politico italiano esaltare gli aspetti positivi di ciò che si è fatto, sminuendo gli errori propri e indignandosi per quelli altrui, ma in questi ultimi giorni sono diverse le notizie che sono passate in secondo piano e sulle quali si è scelto di non approfondire.

Il drammatico disavanzo dell’INPS, e adesso la bocciatura del bilancio previsionale per il 2017, sono aspetti dello stesso problema che vanno analizzati con attenzione. Abbiamo già trattato l’argomento (v. Pensioni addio) e di come per la prima volta il patrimonio netto dell’ente sia sceso in territorio negativo e sia destinato a peggiorare ulteriormente, ma suonano ancora più strane le parole di Poletti e Boeri che puntano a liquidare la questione con eccessiva sufficienza.

Ma anche la denuncia dell’Amministratore di Riscossione Sicilia, ente che si occupa di incassare imposte e tributi dei contribuenti siciliani, che lamenta un ammanco di 52 miliardi di Euro in 10 anni (v. Sicilia, isola felice) mai richiesti e quindi mai riscossi, merita un approfondimento, perchè presumibilmente nasconde un traffico di tangenti e corruzione di livello impressionante e mai affrontato con la dovuta serietà.

Quello che succede a Bruxelles, invece, desta preoccupazione perchè dimostra ancora una volta quanto l’Italia sia indietro rispetto ad altri Paesi dell’Unione e come rischi di “subire” le decisioni del Parlamento Europeo, piuttosto che “approfittarne”. Manca l’avallo dei singoli governi, ma l’Unione Europea ha appena siglato un protocollo d’intesa commerciale con il Canada (il famigerato CETA) che abbatterà le barriere doganali e consentirà di sfruttare nuove opportunità commerciali.

A prima vista parrebbe un buon accordo, ma per l’Italia e per gli altri Paesi deboli come Spagna, Grecia e Portogallo, non è così. Le grandi multinazionali potranno sbarcare in Europa e in caso di controversie potranno citare in giudizio gli Stati ospitanti, appoggiandosi ad arbitrati privati internazionali per far valere le loro ragioni. Ma noi siamo pronti? Se avessimo un ordinamento preciso e con regole chiare, come la Germania, non dovremmo preoccuparcene, ma conoscendo le nostre istituzioni possiamo solo dubitarne. Ed è già successo! Uruguay ed El Salvador hanno dovuto affrontare cause milionarie contro colossi come Philip Morris e Oceangold. Siamo in grado di combattere simili battaglie quando non riusciamo neanche a difenderci da noi stessi?

Ci pensa la stessa Unione Europea a mettere il dito nella piaga. Nel rapporto semestrale che fotografa l’andamento dei Paesi dell’Unione, l’Italia è stata bacchettata su diversi fronti: la lotta alla corruzione, i conflitti di interesse, i collegamenti delle istituzioni con la criminalità, i tempi della giustizia, la criticità degli appalti pubblici, la liberalizzazione dei mercati, tutti argomenti ben noti e che richiedono, bontà loro, maggiore attenzione, ma sono proprio questi i temi che distinguono uno stato civile da un paese del Terzo Mondo, di cui sembra che l’Italia faccia parte.

Si suppone che sul sito del Ministero del Tesoro si trovino elencati gli stessi problemi enfatizzati dal documento dell’Unione, ma “stupisce” vedere che non è così. Si parla di sofferenze creditizie e di mancanza di collaborazione economica tra le regioni, che non consente di poter puntare su una crescita della competitività. Due soli punti. Sul resto, un assordante silenzio. E’ proprio un silenzio di Stato.

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